Rete Laica Bologna

Testamento biologico, gli infermieri contro ddl Calabrò: viola il nostro codice deontologico | J dicembre 2009

Dura presa di posizione degli infermieri italiani contro la legge sul fine vita, in discussione alla Camera dopo l’approvazione del Senato: secondo la Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi – riporta una nota – il testo attuale è in netto contrasto con le indicazioni del nuovo Codice deontologico degli infermieri, approvato di recente, specie per quanto riguarda il rispetto delle volontà dell’assistito, lasciando di fatto al medico qualsiasi decisione. Gli infermieri chiedono dunque che, se la legge dovesse rimanere nella formulazione attuale, sia almeno inserita la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza per scelte ritenute contrarie alla propria deontologia.

Sotto accusa, da parte degli infermieri che hanno presentato oggi un pronunciamento ad hoc – prosegue il comunicato – anche la scelta della Camera di non ascoltare con un’audizione alcun rappresentante della professione che più di tutte le altre è ogni giorno vicina ai pazienti nelle fasi terminali della vita. “La legge, così come è formulata – evidenzia Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi – appare in contrasto con la nostra deontologia professionale, poiché non riconosce la centralità della persona e delle sue volontà e non tiene conto del coinvolgimento dell’intera equipe assistenziale”, spiega.

“Il nostro pronunciamento non nasce certo oggi – precisa – ma è il punto di arrivo di una riflessione avviata già nel 2008, quando abbiamo avviato il percorso di revisione del nostro Codice deontologico. La riflessione etica non poteva non toccare tematiche di particolare sensibilità e rilevanza quali la terminalità di vita, il rispetto delle volontà nell’assistito e il suo accompagnamento al “fine vita”. Da qui la decisione di rendere pubbliche le nostre valutazioni”.

Nel pronunciamento gli infermieri si richiamano alle norme espresse nel loro Codice deontologico per valutare l’articolato della proposta di legge 2350: “Durante l’evoluzione terminale della malattia e nel fine vita – si legge nel testo – i rapporti tra l’assistito, i suoi cari, il medico, l’infermiere e l’equipe assistenziale non possono essere rigidamente definiti da una legge potenzialmente fonte di dilemmi etici, difficoltà relazionali e criticità professionali, ma devono essere vissuti e sviluppati secondo le norme dei Codici di deontologia professionale”.

Silvestro osserva che “nel testo approdato alla Camera non si rileva il valore della centralità della persona e del rispetto delle sue volontà che non possono che essere il perno del processo di cura e di assistenza: il testo attuale infatti, se prevede che l’assistito possa manifestare ed esprimere le proprie volontà, definisce anche che tali volontà non abbiano cogenza per il medico che, oltre tutto, viene indicato come l’unico detentore di ogni decisione che riguarda l’assistito indipendentemente dal parere di altri professionisti inseriti con lui nell’equipe assistenziale”, prosegue.

“Il nostro Codice deontologico – commenta Silvestro – esprime un indirizzo chiaro e a cui ci sentiamo fortemente vincolati: se il testo della legge dovesse rimanere inalterato e se vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i nostri valori, si potrebbero determinare situazioni in cui gli infermieri sarebbero indotti ad appellarsi alla clausola di coscienza. Crediamo sia importante trovare altri percorsi.

Noi vogliamo continuare ad assistere i nostri pazienti nella fase del “fine vita”, nel rispetto della loro dignità e volontà e attraverso atteggiamenti e gesti che vogliono e sanno accogliere, ascoltare, assistere, comunicare e lenire”. | Fonte ADUC

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