Rete Laica Bologna

Rete Laica Bologna sul disegno di legge in merito all’esposizione pubblica del crocifisso | J febbraio 2010

A proposito del disegno di legge in merito all’esposizione pubblica del crocefisso N. 1947 del 18 Dicembre 2009 d’iniziativa dei senatori Ceccanti, Chiti, Chiaromonte, Del Vecchio, Di Giovanni Paolo, Giaretta, Lumia, Maritati, Pinotti, Tonini e Treu dal Titolo “Norme generali sulla affissione di crocifissi nelle aule scolastiche sulla base del principio di autonomia delle istituzioni scolastiche, in analogia alla legislazione bavarese e alla giurisprudenza castigliana”

la Rete Laica Bologna rileva:

La rilettura negazionista della storia d’Europa

La relazione posta in premessa al disegno di legge tenta una rilettura della storia, cercando di accreditare l’esistenza in Italia della tradizione dell’affissione del crocefisso negli uffici pubblici e nelle scuole. Niente di più falso. Essa venne imposta mediate circolare dal regime fascista, in contrasto con la tradizione risorgimentale che non la prevedeva e come gesto funzionale all’alleanza tra Chiesa cattolica e regime fascista.

Il tentativo di mistificazione ad opera dei proponenti prosegue a livello europeo, citando il caso della Baviera, della quale si rivendicano le origini “cristiane e occidentali”, oscurando totalmente il fatto che lo sviluppo sociale e civile dell’Europa è frutto sotto il profilo della libertà di coscienza del contributo dato dal cristianesimo, nelle sue diverse componenti (cattolici, protestanti delle varie confessioni, anglicani, ortodossi), nonché dell’ebraismo, dell’islamismo (in Spagna come ad oriente), dal pensiero illuminista e laico diffusosi in tutta la civiltà occidentale.

Le questioni costituzionali

Sul piano del diritto positivo e in particolare del diritto costituzionale, il disegno di legge mina alla base gli articoli 2 e 3 della Costituzione, spostando il compito della tutela dei diritti di libertà a livello delle comunità decentrate e cioè sul territorio e nelle singole classi scolastiche. Si afferma di voler in tal modo valorizzare l’autonomia delle formazioni sociali e il ruolo delle comunità sul territorio, dimenticando che autonomia e valorizzazione delle formazioni sociali hanno bisogno della tutela costituzionale per giocare un ruolo positivo. Trasferendo il confronto sulla contrattazione individuale dei singoli soggetti all’interno del microcosmo delle classi e delle comunità territoriali, in deroga alla libertà per tutti, non si tutela la libertà del singolo nelle formazioni sociali (art. 2 Cost.) ne certamente il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) in quanto il soggetto viene lasciato alla dittatura della maggioranza, senza la tutela di regole e garanzie valide per tutti.

Ma quello che è forse più grave sul piano istituzionale è che si utilizza l’art. 117 della Cost. per scardinare le tutele assicurate dagli art. 2, 3,19, 21 e 33 della Cost., ovvero si utilizza la seconda parte della Costituzione per modificare la prima. Ciò è gravissimo dal punto di vista strategico e costituisce la deriva di una parte miope della cosiddetta sinistra per aprire la strada alla modifica della prima parte della Costituzione posta a garanzia delle libertà sociali, dei diritti e della persona.

La balcanizzazione del territorio e delle formazioni sociali

Con il disegno di legge citato si balcanizzano il territorio e le formazioni sociali affidando la gestione dei diritti alle maggioranze relative che si formeranno nella singola classe, nelle singole comunità sui territori. Si spinge verso la formazione di un territorio fatto di un numero infinito di piccoli ambiti all’interno dei quali vince sempre la maggioranza relativa. Si favorisce la creazione di classi ghetto o scuole ghetto, riservate alle diverse religioni, che finirebbe per creare una conflittualità ad alto rischio. Si disarticola la scuola come comunità che produce coesione sociale.

Una ulteriore legittimazione della dittatura della componente di maggioranza della popolazione stanziata sui singoli territori proviene dalla ricostruzione d’identità fatta sfogliando il libro del passato per rileggere presente e futuro. Si cerca nella storia e si scelgono fatti, eventi folkloristici, usi gastronomici, musiche, monumenti, ai quali soli si attribuisce il valore di tradizione. Ciò dovrebbe costituire il valore identitario del territorio che diventa statico, immutabile, impermeabile alla presenza di nuove persone sul territorio e allo sviluppo di una comunità futura, frutto di incontro tra culture, usi e tradizioni, destinato così a deperire perché privo di evoluzione possibile.

Diritto internazionale negoziato e relativismo giuridico come regola di convivenza

Si tratta sul piano giuridico e politico del tentativo di costruzione di un diritto neoconsuetudinario e neotradizionale che non ha alcun fondamento reale ed è figlio di un progetto politico frutto di soggetti ad identità debole che, non avendo principi e valori da negoziare nel confronto costante che si sviluppa nella vita comunitaria, creano infiniti spazi circoscritti e controllati all’interno dei quali imporre la dittatura della maggioranza relativa.

Si cancella in tal modo la consapevolezza acquisita dall’ordinamento giuridico internazionale dell’importanza dello spazio nazionale e internazionale per garantire la tutela dei diritti. Non è un caso che nella “ricostruzione storica” non trovi posto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che ha rappresentato e rappresenta una pietra miliare per la tutela della libertà di coscienza. Nessuna traccia della tutela di chi non crede, ma apertura verso le altre religioni con l’offerta di realizzare un pantheon dei simboli delle diverse fedi dove la presenza di altri (diversi dai cattolici) non sia numericamente irrilevante.

La nostra proposta: la laicità e la tolleranza come valori

Noi rifiutiamo la tutela censitaria del diritto di libertà religiosa per cui esso può essere conquistato nella contrattazione personale con l’autorità solo se si possiede la capacità dialettica e la forza per difenderlo, al pari di come il diritto di voto veniva riconosciuto solo a chi aveva denaro.

Il diritto di libertà di coscienza è componente essenziale dei diritti inalienabili di ogni persona.

Perciò proponiamo il divieto di esposizione di qualsiasi simbolo religioso negli uffici pubblici e nelle aule scolastiche in particolare.

Piena libertà di esposizione pubblica dei simboli religiosi, ivi compresa la possibilità per tutti di indossarli, di praticare un particolare regime alimentare, di celebrare i riti, compresi quelli dedicati ai defunti.

Si ad una società multietnica, multi religiosa, laica, tollerante, rispettosa delle diversità, delle appartenenze di genere e delle libertà individuali e collettive.

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