Rete Laica Bologna

Scuola. Un Caffarra di lotta e di governo | J maggio 2010

Comunicato stampa, 04 Maggio 2010
(Scarica e diffondi)

SCUOLA. CECCONI: “UN CAFFARRA
DI LOTTA E DI GOVERNO PRETENDE CHE STATO
SCOMPAIA MA FINANZI SCUOLE PRIVATE”

Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna,
in merito alle dichiarazioni del cardinale
Caffarra sulla scuola pubblica e privata
.

“Educare non significa avere un modello (religioso, morale, politico) da trasmettere unilateralmente, per plasmare i giovani secondo un repertorio di dogmi e valori precostituiti. Significa, al contrario, sperimentare la bellezza di crescere e ricercare insieme tra diversi, riconoscendo che la verità non è qualcosa che qualcuno possiede e passa a un altro, come se fosse un pacco postale, ma un orizzonte verso il quale si cammina e che si costruisce cooperativamente. Significa curare le tante sconosciute e misteriose possibilità delle persone che hai di fronte. E più si è diversi e ci si rispetta e si riconosce la bellezza della posizione dell’altro, più ci si avvicina a una verità che in ogni caso non sarà mai una proprietà acquisita. E’ vero che, per educare, ci vuole autorevolezza, ma questa è una qualità della relazione che si conquista sul campo, quando le ragazze e i ragazzi capiscono che avere a che fare con l’educatore li aiuta a “diventare ciò che sono”, non una copia conforme del professore di turno”, così Maurizio Cecconi, portavoce della Rete Laica Bologna, che continua: “A questo pensavano i costituenti della Repubblica Italiana quando, all’art. 34 della nostra Carta, hanno voluto scrivere “La scuola è aperta a tutti”, garantendo che l’struzione pubblica non fosse condizionata da dogmi religiosi”. Laddove la funzione educatica è espropriata allo Stato e affidata alle confessioni religiose, non abbiamo più una repubblica, bensì una teocrazia: questa è la dittatura delle coscienze, non quella erroneamente stigmatizzata da Caffarra”.

“L’art. 33 della Costituzione sancisce che “l’arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La scuola della Repubblica si basa, pertanto, sulla libertà di insegnamento: “L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni” (Decreto legislativo 297/94). Il principio di laicità dello Stato garantisce dunque a tutti i cittadini la libertà di sviluppare la propria visione del mondo. Se la Chiesa Cattolica vuole educare invece ad un’unica visione, per di più autoritaria, ne ha piena libertà, ma ciò non può essere imposto ad alcun cittadino e avvenire con il sostegno finanziario della Repubblica”.

Nessuno, infatti, impedisce alla Chiesa Cattolica – come ad altri soggetti privati – di educare, purché sia rispettata la Costituzione. Sempre l’art. 33 recita chiaramente: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Ci sembra”, continua Cecconi, “che sia proprio questo il punto dolente: alzare la voce e attaccare le prerogative costituzionali della Repubblica, sono un metodo di lotta di e di governo per reclamare soldi dallo Stato, nel momento stesso in cui si pretende che lo Stato scompaia”.

Gli studenti italiani e le loro famiglie hanno diritto a non essere riportati indietro al tempo delle scuole dello Stato Pontificio, quando gli asili nido furono vietati da papa Gregorio XVI perché “possibili veicoli di trasmissione delle idee socialiste”; quando gli insegnanti erano scelti dal vescovo locale; quando agli studenti maschi veniva insegnato il catechismo, la lettura, la lingua italiana, la lingua latina, l’algebra, la geometria, la calligrafia, storia, geografia e le “buone maniere”, mentre gli insegnamenti per le studentesse si limitavano al catechismo e ai lavori domestici; quando il tasso di analfabetismo era più alto nello Stato Pontificio che nel resto d’Italia”.

“La storia, infine, ci ricorda che un’educazione fortemente identitaria e confessionale spiana la strada all’integralismo. L’Italia merita invece una pacifica convivenza tra persone con religioni, culture, scelte di vita differenti. La strada indicata dal cardinale, al contrario, avrebbe come esito le guerre di religione”.

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3 commenti »

  1. […] autorità, senza il quale ogni opera educativa è destinata al fallimento”. AGGIORNAMENTO: Il comunicato stampa della Rete Laica di Bologna, di cui fa parte anche il circolo UAAR. Notizie correlateCardinal […]

    Pingback di Il card. Caffarra: “l’educazione statale è dittatura” - UAAR Ultimissime — J maggio 2010 @ 3:34 pm

  2. Pienamente d’accordo col testo. Anche quest’ultima esternazione del card. Caffarra conferma che 150 anni dall’Unità d’Italia sono passati invano. Certi cardinali ragionano ancora come il Pio IX del Sillabo e vorrebbero, invece che una “libera Chiesa in libero Stato” uno “Stato subalterno ad una Chiesa sovrana”

    Commento di Cassandra testarda — J maggio 2010 @ 5:10 pm

  3. Qualcuno pensa realisticamente che la scuola privata cattolica produrrebbe più cattolici ?
    Nelle scuole cattoliche si impara a detestare il cattolicesimo e il clero.

    La società cattolica è realizzabile se la scuola cattolica è accompagnata da una famiglia cattolica e una società cattolica, in sostanza uno stato etico che vacilla nello stesso Iran.

    Commento di libero — J maggio 2010 @ 10:43 pm


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