Rete Laica Bologna

Quaresima. Le “Omelie fuori tempio” della Rete Laica Bologna | J febbraio 2011

Comunicato stampa, 26 Febbraio 2011
(Scarica e diffondi)

CHIESA. PER LA TERZA E LA QUARTA DOMENICA
DI QUARESIMA SARANNO PUBBLICATE DA ADISTA
LE “OMELIE FUORI TEMPIO”, COMMENTI ALLE LETTURE
BIBLICHE DELLA RETE LAICA BOLOGNA.

Maurizio Cecconi, portavoce, in merito alle letture bibliche
previste per questa domenica 27 febbraio
e per domenica 6 marzo e commentate
dai partecipanti alla Rete Laica Bologna.

“Grazie alla collaborazione con Adista – acronimo di “Agenzia Di Informazioni STAmpa”, occhio attento “sul mondo cattolico e sulle realtà religiose”, con sede a Roma – i partecipanti alla Rete Laica Bologna hanno avuto la possibilità di commentare le letture bibliche della terza e quarta settimana di Quaresima”, così Maurizio Cecconi, portavoce, che continua: “L’iniziativa prende il nome significativo di “Omelie fuori tempio” e vede la partecipazione di esponenti della società civile, di religiosi e di personalità legate al cattolicesimo di base, tutti chiamati a dare un contributo non gerarchico attorni ai temi, filosofici, esistenziali e sociali sollevati dalla Bibbia. Per la Rete Laica Bologna, le “Omelie fuori tempio” sono state redatte da Guido Armellini, presidente della Chiesa Evangelica Metodista di Bologna e Modena e direttore del comitato scientifico dell’Università Primo Levi, da Elisabetta Cammelli, docente della scuola d’italiano per stranieri “By Piedi” e da Rino Tripodi, direttore della rivista telematica “Lucidamente””.

“L’agenzia Adista è nata nel 1967, come espressione di quella parte del mondo cattolico che, sulla spinta del rinnovamento conciliare, intendeva rompere con l’unità politica dei cattolici nella Democrazia Cristiana e aprire un dialogo tra cristiani e marxisti, in particolare col Partito Comunista Italiano. Dopo una prima fase, Adista ha iniziato ad allargare la sua informazione politico-religiosa verso tutte quelle realtà cristiane di base che si erano venute sviluppando in Italia come all’estero. Adista ha seguito con particolare attenzione la nascita e lo sviluppo delle comunità cristiane di base, dei “Cristiani per il Socialismo” e di tutto quel movimento di contestazione dell’establishment ecclesiastico che è stato definito del “dissenso” cattolico. Oggi Adista si occupa principalmente di fare controinformazione sulla Chiesa Cattolica istituzionale, di dare voce a tutte le realtà ecclesiali di base, del rapporto tra Chiesa e politica e tra fede e politica, di pace, di disarmo, di ecumenismo, di dialogo interreligioso, di America Latina, di teologia della liberazione, di teologie indigene, femministe, ecologiste e del pluralismo religioso”.

“A tutti gli amici e le amiche della redazione di Adista va il sentito ringraziamento della Rete Laica, per l’occasione che ci hanno concesso, di portare nel dibattito ecclesiastico la voce dei laici e della laiche di Bologna”.


In allegato: Letture bibliche terza settimana di Quaresima
e commento della Rete Laica Bologna
.


TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA
LETTURE BIBLICHE

Esodo 17,3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: “Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: “Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”. Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”.

Lettera ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Vangelo di Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. “Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”. Gli risponde la donna: “Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”. In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”. Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.


COMMENTO DELLA RETE LAICA BOLOGNA
A cura di Guido Armellini, Elisabetta Cammelli, Rino Tripodi

Un filo conduttore delle tre letture è il tema della fede, intesa come un dialogo quotidiano tra i credenti e Dio (che può anche essere inteso, da chi non crede, come un personaggio letterario fra gli altri che danno vita al testo).

Nel primo testo si assiste a un dialogo a tre molto vivace tra il popolo, Mosè e Dio. La gente soffre per un problema concreto e pratico e vitale (la “mancanza d’acqua”), protesta e interpella in modo duro e diretto Mosè, la guida da cui il popolo si sente tradito. E Mosè, parlando con Dio, si chiede: “Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. Dio ascolta Mosè e interviene con sollecitudine. Dio a sua volta ascolta, si confronta con l’incredulità e la paura, e non le lascia sole.

Nel passo della Lettera ai Romani si parla innanzi tutto della giustificazione per fede e della gratuità dell’amore di Dio. Ci sono sembrati principi sovversivi, che, se condotti alle estreme conseguenze, porterebbe all’eliminazione di ogni discrimine fra “buoni” e “cattivi”, “meritevoli” e “colpevoli”, “efficienti” e “inefficienti”, sottolineando la preziosità di ogni essere umano, indipendentemente dai suoi comportamenti e dalle sue condizioni. Il testo sottolinea che, mentre Gesù è morto per gli empi, in generale gli esseri umani sarebbero disposti a fatica a dare la vita anche per persone buone e giuste. Questa notazione trova riscontro nella realtà odierna, che non solo blocca gli atti di solidarietà, carità, pietà, compassione e misericordia verso i malvagi, ma addirittura anche verso i buoni e i retti vittime del male.

Nel terzo testo viene rappresentato il rapporto con Gesù come qualcosa che riempie tutti, tutto e per sempre. Non a caso abbiamo la presenza del pozzo e dell’acqua, forti simboli d’incontro tra le persone (il primo) e di vita (la seconda). La vicenda inizia con una doppia, “scandalosa”, trasgressione sociale: l’incontro tra un maestro religioso e una donna, e tra un giudeo e una samaritana. Gesù va oltre, supera le consuetudini e le convenzioni, mettendo alla prova i pregiudizi altrui. Attorno a tali comportamenti paradossali, che vanno contro la ragionevolezza dei luoghi comuni e delle verità canonizzate, si svolge il dialogo fra Gesù e la donna e fra Gesù e i discepoli: un dialogo lievemente allucinato, basato su una serie di fraintendimenti, non privi di una venatura umoristica. Ma, mentre i discepoli risultano reticenti e forse un po’ ipocriti (non osano esporre a Gesù i motivi del loro scandalo), la donna e Gesù non si arrendono alla prima incomprensione e continuano ad argomentare intorno a cosa sia quella strana acqua viva che non ha bisogno di pozzi, fino a giungere a un approdo comune. Il testo suggerisce che, per superare le barriere tra le persone e le genti occorre imparare a parlare, ad ascoltare, con tempi lunghi, senza fretta. Alla fine anche i discepoli si guadagnano la nostra simpatia: hanno faticato per portare del cibo al loro maestro, e restano giustamente sconcertati dalla sua enigmatica risposta: “”Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?””.


Queste note sono il risultato di una conversazione fra tre persone – una donna e due uomini – che fanno parte della Rete Laica Bologna. Abbiamo cercato di misurarci coi testi, appunto, “laicamente”, cioè cercando di mettere fra parentesi i nostri presupposti religiosi e non, e di lasciare che le parole lette rimbalzassero liberamente dentro di noi. La prima considerazione che ci è venuta spontanea è che si tratta di testi “aperti”, che non offrono significati univoci, ma si prestano a varie interpretazioni. In altre parole, non costruiscono sistemi fissati dogmaticamente, ma parlano alla coscienza di ciascuna e ciascuno. In particolare, il passo tratto dal Vangelo di Giovanni ci è parso spiazzante, volto a sovvertire ciò che ci si aspetta e a chiedere al lettore di sbarazzarsi dei luoghi comuni e delle idee preconcette.

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